FR, Paris

Chassol

Big Sun

02 Dic
Spazio Q35 Main Stage 20:00 - Live set
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«Non ci sono superstiti. Equipaggio e passeggeri andati». Quando il ministro venezuelano Jesse Chacon, commosso, spaventato, annunciò il disastro che coinvolse l’MD-80 diretto a Martinica da Caracas, Christophe aveva 29 anni. E la sua vita non fu mai più come prima. Su quel bireattore infatti c’erano, tra gli altri, la signora Chassol e suo marito, sassofonista amatoriale e padre di Christophe, pianista e compositore dell’ultrascore, dove la reiterazione di filmati diventa base ritmica e melodica per armonizzare il reale.

Abbellire gli altri per allontanare il dolore. Senza spingerlo, che tanto è più forte lui. Pettinare a festa la vita. Occuparsi della bellezza. É la sua redenzione. É la sua liturgia, e si compie in un cinguettio di colibrì o nelle parole di Obama, nello scorrere lento del Gange o nel vispo incedere di un carnevale alle Antille. In un sorriso di donna o in un film di Brian De Palma. Nei cori cori russi, nel flauto traverso di Hubert Laws. Christophe vede le emozioni attraverso i bianchi e i neri del suo Rhodes. Le vede e le filma. Le filma e le ricostruisce, restituendo alle immagini il loro contesto, il paesaggio, l’umore di un momento e i suoi ricordi.  

«Ho sempre letto che Miles Davis si disperava quando i giovani i giovani borghesi bianchi andavano ai suoi concerti, preferiva il pubblico afroamericano, a loro voleva rivolgersi. In questi tempi la sociologia del pubblico di un concerto è più complessa, più mescolata, meno categorizzante. Oggi l’unica cosa che conta è suonare bene» (Chassol)

 

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