Netherlands, 's-Hertogenbosch

Jameszoo

Jazz ossessivo su Brainfeeder Records

01 Dic
Spazio Q35 Main Stage 22:00 - Dj set
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C’è tutta una terminologia – un po’ grottesca – che nasce dal una presunta necessità di catalogare tutto, neanche fossimo all’inventario prima dell’apocalisse musicale. Perché ci vuole l’etichetta, certo. Ma non dev’essere troppo generica, altrimenti che ci fai. E allora giù a coniugare termini, a far di crasi, ad accoppiare, triangolare. Da qui poi germogliano alberi genealogici ancora più folti di sottocategorie, sottoetichette, sottogeneri. E di nuovo partono innesti, ingranaggi, trapianti. Da questo bestiario musicale, di tanto in tanto, compare qualcosa di sorprendentemente affascinante. Ad esempio la locuzione “computer jazz”, legata proprio a Jameszoo. Computer + Jazz. Matrimonio antitetico, tra due termini distanti. Da un lato c’è un calcolatore, un elaboratore di matematica. Una macchina, costruita per gli algoritmi, per controllare. Dall’altra c’è la musica. Quella musica, il jazz, che è roba ribelle, terreno fertile per coltivare la libertà, per scoprire e improvvisare. In mezzo ai coniugi c’è Mitchel Van Dinther, che nell’umido dell’entroterra olandese ha preso i voti online, navigando tra vecchi dischi jazz, musica brasiliana e varie avanguardie digitali che nel suo album “Fool” – un opera prima, nonostante ci siano dei precedenti – sfociano in un flusso affascinante di suoni digitali e musicisti veri, mischiati in modo naive, con quell’ingenuità secchiona che è l’anticamera del genio nerd. Una pazzia sperimentale, un rito d’improvvisazione politeista che disgusta i puristi e attrae gli agnostici grazie a un rito diverso. Che è la genesi di un pubblico nuovo.

 

“No, improvising is wonderful. But, the thing is that you cannot improvise unless you know exactly what you’re doing” Christopher Walken

 

 

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