Belgium, Brussels

Lefto

Brownswood Recordings

01 Dic
Spazio Q35 Club Stage 00:00 - Dj set
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Prima di lui furono altri poeti a introdurre il concetto, ma fu il senegalese Leopold Sedar Senghor che per primo lo elevò a pensiero universale, confutando la filosofia greca. Nella sua opera del 1945 Chants d’Ombre, negritude diventa per molti anni il tema centrale nella determinazione culturale, il vocabolo aggregante, una calamita verbale che più o meno all’improvviso catalizza le energie della letteratura nera africana e fa esplodere quel senso d’appartenenza al popolo più antico: Sartre la definì come la negazione della negazione del popolo nero. Vent’anni dopo e con parecchia autoironia, un poeta belga mutuò quel termine per spiegare il suo paese, che – esattamente al contrario dei neri – non ha un’identità riconoscibile: il Belgio, dicono, non è francese, non è olandese e neppure tedesco. Al suo interno c’è la cultura fiamminga e quella vallone, si parlano diverse lingue e per queste ragioni e pure per molte altre è difficile incollare il popolo a dei valori buoni per tutti. Fuori dalla poesia e dal ragionamento sociologico, scendendo di qualche gradino, la belgitudine finisce per significare pure quel cielo sempre grigio dal quale scende una pioggia fina che non ti bagna il cappotto ma t’inumidisce il cuore che non vede mai il sole.

Si potrebbe però prendere Lefto e innescare un gigantesco revisionismo artistico perché la sua è un espressione caleidoscopica, perché il suo modo di mettere un disco dietro l’altro è quanto di più coinvolgente ci si possa augurare da un dj, perché il suo è un processo all’inverso, che gira a suo favore le presunte carenze identitarie per costruirsene una ancora più grande, aperta, globale, tale per cui non c’è nero che tenga, non c’è orgoglio impossibile da colmare attraverso la curiosità di un esploratore sonoro così onnivoro, instancabile, devoto.

 

«Nuit qui me délivre des raisons des salons des sophismes, des pirouettes des prétextes, des haines calculées des carnages humanisés. Nuit qui fond toutes mes contradictions, toutes contradictions dans l’unité première de ta négritude» (L.Senghor)

 

 

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