UK, London

Moses Boyd Exodus

Jazz Renaissance

02 Dic
Spazio Q35 Club Stage 21:30 - Live set
Compra Ticket

Estate 1994, c’è un caldo afoso. Tra le pareti di un qualsiasi multisala degli stati uniti d’America, qualcuno sta assistendo alla nascita di un re. Nello schermo, una folla ordinata accorre veloce ai piedi della Rupe. Ci sono tutti: fenicotteri rosa sorvolano in stormi le cascate, giraffe attraversano gli altipiani verdi, corrono le zebre, e gli emu, tagliano la nebbia le gazzelle che anticipano i lenti passi degli elefanti, e poi i bisonti. Walt Disney ha riunito tutti gli animali della savana al cospetto di Mufasa, il leone più grande. Ma da lì a poco la scena sarà tutta per lui, il neonato, quel cucciolo destinato a diventare il nuovo Re. Un babbuino anziano gli pratica in fronte un rito d’iniziazione, lo battezza segnandolo col nettare di un frutto, e con la sabbia del deserto. I raggi del primo sole squarciano le nuvole e li raggiungono, in cima alla roccia, davanti all’assemblea plenaria. Che s’inginocchia, quando il babbuino anziano solleva il piccolo futuro re: il suo nome è Moses Boyd.

C’era una volta il re leone. C’era una volta Moses. Era talmente bravo che nessuno riusciva a prevedere dove avrebbe colpito con le sue bacchette. Moses sembrava così a suo agio che i suoi coetanei gli bussavano sulla spalla quando cercavano la giusta ispirazione. Era giovane, Moses. Ma indicava già la strada al jazz della sua generazione.

“And blinking, step into the sun
There’s more to see than can ever be seen
More to do than can ever be done”.

 

#king #lionking #newhero #jazzrenaissance #choosen #fate